Ciao a tutti ragazzi,
è un giorno triste e di lutto oggi, come lo è ogni giorno in cui muore un bambino.
F.F era un bambino di 13 anni, morto questa mattina a Bologna dopo essere precipitato dal tetto della scuola.
Affrontiamo questo tema con grande delicatezza per rispettare il dolore lancinante di familiari ed amici del ragazzo deceduto.
La nostra news è composta da tre parole molto importanti, le prime tre che sintetizzano il nostro stato d’animo attuale: RISPETTO, RABBIA E DOLORE.
RISPETTO: per i familiari e per il loro dolore, la cosa più importante, la cosa che non va mai dimenticata.
Rispetto però anche per chi si impegna da anni a promuovere uno sport e una disciplina sana come quella del parkour. Associazioni che spinte da puro spirito passionale si prodigano per divulgare il messaggio del parkour. Il primo principio del parkour è la sicurezza del proprio corpo, il secondo è il rispetto della propria persona, dei propri limiti e dell’ambiente circostante.
Non accettiamo che il più importante telegiornale nazionale (TG1) nell’edizione delle 20.00 dichiari che il parkour “è l’arte di saltare dai tetti e fare le capriole”. E’ una mancanza di rispetto. E’ una comunicazione inesatta. E’ falso.
IL PARKOUR NON E’ SALTARE DAI TETTI. IL PARKOUR NON E’ LA RICERCA DELL’ESTREMO.
Si è voluto dare un nome ad un macabro fatto. 10 anni fa si sarebbe detto, “bambino imita Superman e cade da un tetto”, oggi si usa il parkour.
La domanda da farsi è:
“Perchè un bambino di 13 anni alle 23.00, in piena notte, sale su un tetto di un edificio statale che dovrebbe essere dotato di sorveglianza?”PERCHE?
Questo è per noi il fulcro di questa tragedia e non di certo il parkour.
A 13 anni ti senti invincibile e un supereroe. Vuoi dimostrare al Mondo la tua presenza e in questo triste fatto il ragazzo ha compiuto un gesto incosciente e pericoloso, che nulla e sottolineamo NULLA ha a che vedere con il parkour e i suoi valori.
IL PARKOUR E’ UN’ARTE CHE INSEGNA A CONOSCERE IL PROPRIO CORPO E LO SPAZIO CIRCOSTANTE. INSEGNA A MUOVERSI IN MANIERA FLUIDA CREANDO UN PERCORSO CHE MIRA ALL’EFFICACIA E ALL’OTTIMIZZAZIONE DEI MOVIMENTI.
NESSUNA RICERCA DELL’ESTREMO, NESSUNA DIMOSTRAZIONE DI “FORZA”.
NESSUN SALTO NEL VUOTO.
DOLORE: per chi prova dolore ora e lo proverà per tutta la vita.
RABBIA:perchè non si può morire così a 13 anni .
E rabbia per vedere come anni di impegno e divulgazione di un messaggio attraverso il nostro canale comunicativo vengano spazzati via in un attimo da chi dichiara attraverso un TG nazionale che il parkour è “UNA DISCIPLINA ISPIRATA ALLA GUERRA E PROVENIENTE DALL’ARTE MILITARE”. (tg1). Noi come Associazione Italiana Parkour.it e tantissime altre associazioni in Italia lavorano seriamente e con grandissima professionalità da anni facendo corsi in palestre scolastiche e municipali. I genitori dei bambini sentendo queste notizie vengono spaventati dalla cultura del terrore e della superficialità di alcuna comunicazione italiana. Video di chi fa acrobazie ed evoluzioni li vediamo ovunque e in ogni campo e in ogni spazio, dal cinema alla fiction fino alla pubblicità, da facebook a youtube.
Proprio ora davanti a noi il tailer di un film su vampiri dove una protagonista salta da uno scoglio nel vuoto…. questo non è fare parkour. Come non lo è andare su un tetto alle 11 di notte per dimostrare di essere importanti.
Chiudiamo questa triste notizia stringendoci forte intorno alla famiglia del ragazzo a cui vanno le nostre più sentite condoglianze e ribadendo il messaggio forte della nostra campagna per la pratica responsabile:
CHI FA COSE ESTREME NON E’ UN TRACEUR, E’ UN INCOSCIENTE. RISPETTA LA TUA VITA.
Staff Parkour.it
tratto da “Il Resto del Carlino”
BOLOGNA, 1 LUGLIO 2010 - Dopo quasi due giorni di agonia è morto il 13enne precipitato, martedì sera, dal tetto della scuola media Francia di Zola Predosa. Il ragazzino era salito sul tetto dell’istituto in compagnia di un amichetto poi era precipitato all’ interno attraverso un lucernario che si era rotto, dopo un volo di una decina di metri
Il ragazzo era stato subito trasportato in ospedale e sottoposto a un intervento chirurgico di circa due ore. Ma le sue condizioni sono rimaste critiche (era in coma) a causa di traumi molto gravi, a livello cranico, toracico e addominale. Il ragazzo e’ morto nel reparto di rianimazione dell’ ospedale.
Gli amici della vittima raccontano che di notte, sul tetto di questa scuola, si gioca a ‘parkour’: una disciplina metropolitana fra sport e gioco che consiste nel coprire percorsi estremi con salti e passaggi acrobatici
Non era un gioco da ragazzi, l’arrampicata sul tetto della scuola. Eppure, raccontano gli amici, «succede spesso di giorno, ma anche di sera: sono in tanti che vanno su e giù e alcuni sono molto bravi nel parkour». Per gli adolescenti di Zola Predosa, paesone dell’hinterland bolognese, il parkour sembra essere pane quotidiano.
Una volta arrivato lassù, a una dozzina di metri dal suolo, F. F., 13 anni, ha incontrato un destino più grande di lui. Un lucernario di plexiglass si è infranto sotto i suoi piedi e il ragazzino, studente della stessa scuola media in cui è avvenuto il dramma, è precipitato sul pavimento all’interno della struttura. La sua caduta è stata appena attutita da un divanetto. Il dodicenne, figlio unico di una coppia di impiegati, è stato sottoposto a un intervento chirurgico.
L’assurdo incidente è avvenuto l’altra sera pochi minuti prima delle 23. Con il dodicenne caduto c’era un coetaneo di origine straniera, che ha poi raccontato ai carabinieri la sua versione dei fatti. I due adolescenti, secondo quanto riferito dall’amico del ferito, non si erano arrampicati sul tetto per praticare il parkour.
“Volevamo vedere le luci dell’aeroporto», ha riferito. Ai militari il ragazzino ha mostrato l’incredibile percorso seguito per raggiungere il tetto. «Roba che nemmeno un gatto…», scuote la testa un investigatore. Al momento della caduta i due ragazzi si stavano spostando da un’ala all’altra della struttura. «Per camminare ci facevamo luce coi display dei cellulari — ha spiegato l’amico —. Io ero un po’ più indietro. Ho sentito un gran rumore ed è sparito nel nulla». A chiamare il 118 è stata una tredicenne che era nel parco a pochi metri dall’istituto. «Da lassù ci diceva ‘speriamo che non sia morto… Dio fa che non sia morto’. Allora abbiamo capito che era successo qualcosa di molto grave», ricorda la ragazzina. Gli amici dei due hanno indicato ai soccorritori la strada per arrivare nell’atrio dell’edificio, dove era precipitato il tredicenne.
Il giorno dopo il dramma, i compagni di F. spiegano come a Zola il parkour sia uno dei passatempi più gettonati: «Hanno fatto anche dei filmati che sono andati su YouTube. A volte la sera camminiamo qui sotto la scuola e si sente qualcuno che parla là sopra. Alcuni salgono sul tetto solo per mangiarsi una pizza». Il sindaco Stefano Fiorini non ne sapeva nulla: «Non ci è mai arrivata nessuna segnalazione. Il parco della scuola resta aperto anche la sera perché ci sono dei campetti da gioco. Se avesssimo saputo qualcosa del genere, avremmo preso di certo dei provvedimenti».




